Hiv e PrEp: il farmacista aiuta a individuare criticità prima dell’avvio delle terapie long acting

Le formulazioni antiretrovirali long acting stanno assumendo un ruolo sempre più importante nella prevenzione e nel trattamento dell’Hiv grazie alla possibilità di ridurre la frequenza delle somministrazioni e semplificare la gestione terapeutica. Tuttavia, l’accesso a queste opzioni richiede un’attenta valutazione dei candidati, poiché diversi fattori clinici e organizzativi possono influenzarne sicurezza ed efficacia. Un nuovo studio, pubblicato sul Journal of the American Pharmacists Association, mostra come il coinvolgimento del farmacista possa contribuire a individuare e risolvere numerose criticità prima dell’inizio della terapia, favorendo una presa in carico più appropriata e personalizzata.

Dalla valutazione clinica alla gestione delle criticità

Paolo Levantino

Nel corso dello studio sono state analizzate 1.103 richieste di accesso alle formulazioni long acting. Dopo la revisione effettuata dai farmacisti, oltre l’80% dei pazienti è risultato idoneo al trattamento, mentre in circa un caso su cinque sono emerse condizioni che hanno richiesto un rinvio o una rivalutazione del percorso assistenziale. Le principali criticità riguardavano la necessità di ulteriori accertamenti clinici, la presenza di resistenze virali, problematiche di accesso alle cure o difficoltà che avrebbero potuto compromettere la continuità terapeutica.

Anche tra i pazienti considerati idonei, il percorso non è sempre risultato immediato. Circa un terzo ha, infatti, richiesto verifiche aggiuntive o interventi preliminari prima di poter iniziare il trattamento. Le situazioni più frequenti hanno riguardato la valutazione dello stato immunitario nei confronti dell’epatite B e l’identificazione di possibili interazioni farmacologiche, ma non sono mancati confronti con il medico prescrittore per approfondire specifici aspetti clinici o con il paziente per affrontare difficoltà organizzative che avrebbero potuto compromettere la regolarità delle somministrazioni.

Il valore della collaborazione interdisciplinare

Secondo gli autori, questi risultati mostrano come il farmacista possa svolgere un ruolo importante non soltanto nella gestione dei farmaci, ma anche nell’identificazione precoce di potenziali criticità che potrebbero ostacolare il successo del trattamento. La revisione della storia terapeutica, la valutazione delle possibili interazioni, il controllo dello stato immunitario e il confronto continuo con medici e pazienti hanno infatti consentito di intervenire prima dell’avvio della terapia, favorendo una presa in carico più completa e personalizzata.

L’esperienza descritta dagli autori evidenzia come l’introduzione di terapie sempre più innovative richieda una stretta integrazione tra diverse competenze professionali. In questo contesto il farmacista può contribuire a identificare precocemente possibili ostacoli clinici e organizzativi, supportando medici e pazienti nella gestione di percorsi terapeutici complessi.

 

Fonte: Barde S, Lahrman R, Kissel J, et al. Evaluating the role of pharmacists in providing care with long-acting injectables for HIV and PrEP. Journal of the American Pharmacists Association. 2026.

di Paolo Levantino, farmacista clinico e segretario nazionale Fenagifar

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